La lealtà alla perdita
La lealtà alla perdita C'è una lealtà silenziosa all'interno della sofferenza. Non si soffre in astratto: c'è sempre un punto, una coordinata nello spazio e nel tempo; una persona, un momento, una rottura che diventa asse. La sofferenza appare allora come lutto, come ripetizione, come quella strana incapacità di lasciarsi alle spalle qualcosa che è già finito. Se guardi con attenzione, c'è qualcosa in te che non solo ricorda la perdita, ma la sostiene, con cura, come se turbarla significasse strappare qualcosa a te stesso. Una parte di te rimane fissata in essa perché dà forma al dolore. Senza quel fuoco, il dolore si disperde e perde contorno. La persona, il momento, la morte, il fallimento, qualsiasi avvenimento che abbia fatto irruzione e deviato il corso della vita, diventa un asse attorno al quale tutto comincia a organizzarsi. La memoria torna lì non come scelta, ma come punto di riferimento dal quale l'identità prende le sue coordi...