Ritorno a sé stessi
Per molto tempo, la struttura è familiare. L’altro occupa il centro. La sua ambiguità, la sua distanza, la possibilità di perderlo. Tutto orbita attorno a quell’asse. Le decisioni smettono di essere decisioni e diventano riflessi: mantenere il legame, evitare la rottura, sostenere qualcosa che non è mai esistito davvero, ma che insiste nel sembrare possibile. In questa posizione, qualcosa di sottile comincia ad accadere. Non si ama soltanto l’altro. Si inizia ad abbandonare se stessi in piccole concessioni. Ognuna sembra giustificata, persino necessaria, ma insieme consumano, quasi in silenzio, il limite interiore. Il limite non è una norma imposta dall’esterno. È il bordo che sostiene la continuità del sé. Quando questo bordo si assottiglia, qualcosa comincia a cedere. Il desiderio non scompare, ma perde il suo centro. Si riorganizza attorno alla paura di perdere, invece che alla presenza dell’essere. Per questo emergono certi schemi....