La luce che rivela l’Albero

-Cabala-

La luce che rivela l’Albero

La Genesi biblica è, prima ancora di molte altre cose, una storia di luce. La creazione comincia separando la luce dalle tenebre, rendendo visibile ciò che prima rimaneva indifferenziato. I cabalisti portarono quell’intuizione molto più lontano. Parlarono di una luce che discende dall’alto, di una luce chiara e di una luce così intensa da poter accecare, di una luce rivelata e di una luce oscura. Sempre luce. Non v’è luogo nell’universo dove essa non sia, dissero.

Ma cos’è questa luce?

La Cabala prese forma nel corso dei secoli e può leggersi quasi interamente come una lunga meditazione su un’unica domanda: cosa sia la luce e cosa accada a essa quando entra nel mondo.

La luce discende secondo certe regole. Non lo fa in un modo qualsiasi. Secondo i mistici, essa segue un ordine preciso: parte dall’alto, si dirige dapprima verso destra, attraversa poi verso sinistra e continua a discendere a zigzag come una folgore. Quel percorso, ripetuto per secoli nei diagrammi cabalistici, sembra rispondere a una logica. Ogni punto toccato trasforma la luce che riceve, e ogni trasformazione apre nuove possibilità al suo cammino, filtrandola e differenziandola man mano che discende.

Discesa della luce e origine dei suoi cammini Discesa della luce e origine dei suoi cammini

Il desiderio compare prima del suo oggetto. Dapprima vi è un’attrazione, un’inquietudine, una direzione; solo dopo sappiamo cosa vogliamo. Sapere, sentire, creare, agire, comprendere sono forme diverse che assume quell’impulso. La luce può pensarsi come quella potenza ancora priva di forma che spinge verso la manifestazione. Discendendo si fa esperienza. Ritornando, ormai attraversata dal vissuto, si fa senso.

Quando l’essere è attraversato dalla luce e riesce a renderla cosciente, entrambi mutano. L’esperienza trasforma l’essere e anche ciò che lo attraversa. Qualcosa prosegue, qualcosa si riflette e qualcosa comincia a ritornare. Ma ciò che torna non è più esattamente desiderio: torna all’universo fatto senso.

Cammini di ritorno della luce Cammini di ritorno della luce Sephirot: Keter, Corona. Chokhmah, Sapienza. Binah, Intelletto. Chesed, Misericordia o Amore benevolo. Gevurah, Forza o Severità. Tiferet, Bellezza. Netzach, Vittoria o Perseveranza. Hod, Splendore. Yesod, Fondamento. Malkuth, Regno.

La luce discende come desiderio e ascende come senso dopo aver attraversato l’esperienza.

Alla scala umana, la luce compie questo di continuo. Qualcuno parla e dapprima giungono appena suoni. Poi, quasi senza accorgercene, quei suoni cominciano a ordinarsi, si fanno parole, destano il desiderio di sapere cosa vogliono dire e cercano dove intrecciarsi dentro di noi. Toccano ricordi, immagini, altre voci, esperienze antiche. E allora, a un certo punto, accade qualcosa di strano e insieme quotidiano: comprendiamo. Qualcosa si è illuminato. La luce ha trovato una forma.

Forse ogni illuminazione avviene così, tanto nel piccolo quanto nell’immenso, secondo l’intenzione con cui ci accostiamo a essa. Comprendere una frase qualsiasi e comprendere qualcosa capace di trasformare il nostro modo di vedere il mondo sono, in essenza, variazioni di un medesimo movimento.

Forse per questo la parola luce funziona così bene come metafora. La luce può attraversare, riflettersi, rifrangersi, disperdersi o restare bloccata. Allo stesso modo, il desiderio può trovare una forma per manifestarsi oppure perdersi, e l’intendimento può circolare a lungo, deviare o restare intrappolato nel proprio labirinto prima di farsi comprensione.

L’Albero della Vita appare allora come una rappresentazione di questo processo. Parla di trentadue cammini di sapienza, dieci foglie cristalline che trasformano la luce e ventidue lettere per mezzo delle quali il mondo acquista forma.

Con il passare dei secoli, i cabalisti distribuirono quelle lettere sui cammini dell’Albero in un ordine preciso. Lettere e numeri cessarono di essere semplici segni per farsi relazioni tra distinti stati della creazione, codici di trasmissione, di trasformazione e di elevazione. Se la luce segue un percorso principale e ogni trasformazione produce inoltre riflessi e ritorni, allora quelle linee possono leggersi non solo come cammini per i quali passa la luce, ma come le impronte che la luce stessa lascia nel mutare.

Ed è qui che compare qualcosa di più difficile da ignorare. I cammini non sono tutti uguali. Alcuni sembrano condurre verso la manifestazione. Altri permettono il ritorno. La luce che scende apre possibilità; quella che torna seleziona, raccoglie e trasforma il vissuto in senso.

La discesa è più abbondante. Il ritorno è più selettivo.

E forse dev’essere così. Forse è questa la condizione, e persino una delle ragioni stesse dell’universo. Il desiderio può espandersi in molte direzioni, ma non ogni esperienza si converte in comprensione, e tanto meno in crescita. La maggior parte del vissuto rimane dispersa, bloccata o priva di forma finché qualcosa non ci costringe a tornarvi sopra. Solo allora compare la possibilità di trovarvi un senso. E quel ritorno esige un’altra operazione: attenzione, memoria, elaborazione e la volontà di attraversare di nuovo ciò che accadde.

Per questo il cammino del ritorno non può essere semplicemente la pellicola della discesa proiettata al contrario. Ciò che torna ha attraversato il mondo. Porta con sé l’esperienza. E se le lettere furono collocate su quei cammini con un proposito, allora forse non stanno descrivendo soltanto per dove circola la luce, ma cosa le accade quando tenta di ritornare.

Per noi che cerchiamo il cammino del ritorno, la luce discende per farsi esperienza e ascende per farsi senso. Forse il segreto dell’Albero non è mostrarci da dove viene la luce, ma insegnarci a riconoscere per dove essa può ritornare. E forse quel cammino non è nascosto in un luogo lontano o straordinario, ma proprio nell’ordinario: nelle cose che attraversiamo ogni giorno senza più vederle, e che attendono soltanto l’intenzione giusta per essere illuminate.

Se questo testo ha risuonato in te, lascia un like.

Comments

Popular posts from this blog

"The Woman" Does Not Exist

The Perverse Father: When Love Becomes a Trap

Jesus, Lucifer and the Architecture of Meaning in the Face of Tragedy