L’attenzione senza ritorno all’io
Il vuoto come architettura Leggere Simone Weil , in particolare La gravità e la grazia , produce una sensazione iniziale di disorientamento. Non c’è sistema, non c’è progressione didattica, non c’è una voce che conduca verso una conclusione rassicurante. In parte perché si tratta di appunti compilati postumi, e in parte perché Weil non scrive per spiegare: scrive per ritirare. Tuttavia, se si insiste nella lettura, ciò che appare non è una dottrina, ma un’architettura singolare: un modo di organizzare lo spazio lasciando qualcosa non occupato, il vuoto. Ciò che Weil propone non è una teoria del mondo, ma una diversa disposizione del luogo da cui si guarda. In questo quadro, l’io non appare come un problema morale né come un oggetto psicologico da correggere, ma come un problema di posizione. L’io interpreta, traduce, spiega, si attribuisce cause e meriti e, soprattutto, produce senso. Di fronte a qualsiasi vuoto risponde attribuendogli un significato. La mente non tollera lo sp...